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	<title>volante rossa</title>
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		<title>DA DOMANI SI CAMBIA CASA</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 10:32:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come ampiamente annunciato, da domani cambiamo casa e confluiremo sul blog precariunited di cui costituiremo una sezione indipendente e affine. I giorni in cui usciremo saranno la domenica col magazine, il mercoledì ed il venerdì e lasceremo questa pagina come &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/da-domani-si-cambia-casa/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ampiamente annunciato, da domani cambiamo casa e confluiremo sul blog precariunited di cui costituiremo una sezione indipendente e affine.</p>
<p>I giorni in cui usciremo saranno la domenica col magazine, il mercoledì ed il venerdì e lasceremo questa pagina come memoria e archivio di tutta la nostra attività fino a oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A domani su</p>
<p><a href="http://www.precariunited.blogspot.com">www.precariunited.blogspot.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img id="il_fi" src="http://1.bp.blogspot.com/-4igddfP_4fc/Txq_hIZOVpI/AAAAAAAAADI/k1n-BjdEKnw/s1600/precariunited%252B.jpg" alt="" width="414" height="359" /></p>
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		<title>I VESTITI NUOVI DEGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 07:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>volanterossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  *** 13.02.2012   da ilmanifesto.it   Il 25 gennaio, il Senato ha approvato un emendamento, incluso nel cosiddetto “Decreto svuota carceri”, in cui si indicano “disposizioni per il definitivo superamento degli Opg”. Ma le cose non stanno così. &#160; &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/i-vestiti-nuovi-degli-ospedali-psichiatrici-giudiziari/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<div><img id="il_fi" src="http://www.caffenews.it/wp-content/uploads/2010/10/opg.jpg" alt="" width="271" height="218" /> </div>
<p>***<br />
13.02.2012</p>
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<div>da ilmanifesto.it</div>
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<div>Il 25 gennaio, il Senato ha approvato un emendamento, incluso nel cosiddetto “Decreto svuota carceri”, in cui si indicano “disposizioni per il definitivo superamento degli Opg”. Ma le cose non stanno così.</div>
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<div>*** &#8211; 13.02.2012</div>
<div id="multicolumn2">
<div>Il 25 gennaio, il Senato ha approvato un emendamento, incluso nel cosiddetto “Decreto svuota carceri”, in cui si indicano “disposizioni per il definitivo superamento degli Opg”. In sintesi, l’emendamento prevede che, a decorrere dal 31 marzo 2013, le misure di sicurezza del ricovero in Opg siano eseguite esclusivamente all’interno di strutture sanitarie<em> </em>i cui requisiti – strutturali, tecnologici e organizzativi – saranno stabiliti entro il 31 marzo 2012, da un ulteriore Decreto definito di concerto tra il Ministro della salute, il Ministro della giustizia e la Conferenza permanente Stato-Regioni. Tali strutture, destinate di norma a soggetti provenienti dal territorio regionale in cui sono ubicate, dovranno essere a esclusiva gestione “sanitaria”, prevedendo eventualmente, in rapporto della tipologia degli internati, un’attività “perimetrale di sicurezza e vigilanza esterna”. </div>
<div>Al di là delle dichiarazioni di “definitivo superamento degli Opg” e “destinazione a strutture puramente sanitarie”, che suonano straordinariamente positive, si rilevano una serie di aporie e nodi che non vengono sciolti. Proviamo a elencarli. </div>
<div>1) La nuova legislazione <em>non tocca minimamente gli articoli dei Codici</em> – penale e di procedura penale – riferiti ai concetti di pericolosità sociale del folle reo, di incapacità e di non imputabilità, che determinano il percorso di invio agli Opg, e quindi, d’ora in poi, l’invio alle nuove “residenze psichiatriche”. Residenze non meglio qualificate, il cui numero verrà stabilito dalle Regioni (sulla base di quali criteri?), le cui caratteristiche saranno decise da un Decreto ancora da elaborare, ma le cui finalità restano integralmente quelle proprie della gestione di una misura di sicurezza detentiva.</div>
<div> 2) È fin troppo facile prevedere <em>la moltiplicazione di queste residenze, </em>ciascuna delle quali doveva essere inizialmente dotata di 20 posti letto: numero poi scomparso, in sede di definitiva approvazione del Decreto in aula. Le deplorevoli condizioni dei manicomi giudiziari, la crisi molto esplicita dei concetti di “non imputabilità” e di “pericolosità sociale” nel dibattito culturale e scientifico, hanno certamente contribuito, negli ultimi anni, a una notevole cautela nell’invio dei pazienti agli Opg da parte di numerosi magistrati. L’allestimento di “nuove residenze psichiatriche”, che si potranno supporre più appropriate sotto il profilo logistico, e più assistite sotto il profilo sanitario, legittimerà le varie istanze sanitarie e giudiziarie ad abbassare la soglia di accesso ai nuovi surrogati degli Opg. E mentre è facile prevedere un <em>notevole aumento del numero degli internamenti</em>, nulla garantisce che l’abnorme sistema di proroghe delle misure di sicurezza, attualmente utilizzato, venga a cessare.</div>
<div> 3) La condizione in cui versa la gran parte dei Servizi psichiatrici di Diagnosi e cura nel nostro paese, spesso a porte chiuse, con sistemi di videosorveglianza, con l’estesissimo utilizzo di mezzi di contenzione fisica per soggetti che nessun reato hanno commesso, lascia facilmente intravedere quali saranno le reali strutturazioni delle nuove residenze psichiatriche per soggetti che hanno commesso reati, considerati in sentenza “socialmente pericolosi a sé e agli altri”.</div>
<div> 4) Rinnovare con una legge, nel 2012, la legittimità del concetto di “pericolosità sociale” collegato all’infermità mentale (concetto ormai considerato, da giuristi e psichiatri, privo di qualsiasi base scientifica ed empirica), e della nozione di “totale incapacità di intendere e di volere”, pur essa fortemente criticata da più parti negli ultimi decenni, significa assumersi la grave responsabilità di contrasto allo spirito e alla lettera della Legge 180/78, che ha abolito il nesso “malattia mentale &#8211; pericolosità sociale”, sostenendo con forza la responsabilità e i diritti di ogni cittadino, tra cui il diritto di ciascuno di essere giudicato e – se reo – condannato.</div>
<div> 5) La proliferazione di residenze ad alta sorveglianza, dichiaratamente sanitarie, <em>riconsegna agli psichiatri la responsabilità della custodia</em>, ricostruendo in concreto il nesso cura-custodia, e quindi responsabilità penale del curante-custode.</div>
<div> 6) Si continua a <em>non stabilire garanzia alcuna per l’internato</em>, a differenza del regime carcerario, in cui quanto meno una serie di garanzie per i detenuti – in primis la certezza di fine pena – esistono in misura molto articolata. In altre parole, si rifondano nel 2012 misure specifiche per i “folli rei”: da un lato si ribadisce un nesso inaccettabile, riproponendo uno stigma di carattere generale; dall’altro ci si collega a sistemi di sorveglianza e gestione esclusiva da parte degli psichiatri, ricostituendo in queste strutture tutte le caratteristiche dei manicomi.</div>
<div> </div>
<div>In definitiva, il nostro giudizio sull’affrettato dispositivo legislativo resta di grande allarme. Al di là delle buone intenzioni del legislatore, l’emendamento votato in Senato configura un attacco formidabile alla Legge 180, con il rischio di una prosecuzione <em>sine die – </em>e in dimensioni non prevedibili – dell’istituto della misura di sicurezza. Istituto introdotto nella nostra legislazione in piena epoca fascista, e della cui persistenza nei nostri Codici non si sente assolutamente il bisogno. </div>
<div>Proponiamo quindi, come ancora più impellente, una modifica legislativa che aggredendo il nocciolo delle questioni (Art. 88 del Codice penale, codice Rocco e tutta la legislazione collegata), abroghi definitivamente e davvero il manicomio giudiziario, abrogando le leggi che ne determinano, sotto qualsiasi nuova veste, la persistenza in vita. Si tratta di smontare i concetti di “pericolosità” e di “non imputabilità”, il doppio binario delle misure di sicurezza, restituendo al generale ordinamento penale le persone con disturbo mentale. Di fronte alla giustizia non deve più esistere il “folle reo”, ma solo un reo che, se infermo di mente, incontrerà misure alternative in sede di esecuzione della pena: misure già ampiamente previste dalla legislazione vigente di fronte a diverse infermità, e forse da ulteriormente precisare nella fattispecie dell’infermità mentale.</div>
<div> </div>
<div>*** <em>Tra i primi firmatari del documento:</em> <strong>Franco Rotelli, Giovanna Gallio, Peppe Dell’Acqua, Giovanna Del Giudice, Luciano Carrino, Alberta Basaglia, Benedetto Saraceno, Mario Novello, Ota de Leonardis, Giorgio Bignami, Ernesto Venturini, Maria Grazia Giannichedda, Silvia Jop, Angelo Righetti, Chiara Strutti, Carmen Roll, Diana Mauri, Roberto Mezzina, Cristiano Castelfranchi, Lello Ferrara</strong> e molte altre firme.</div>
<div>
 Il testo integrale della lettera si trova nei siti internet <strong>www.stopopg.it</strong> e <strong>www.confbasaglia.org </strong> cui si invita a inviare adesioni.</div>
</div>
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		<title>LA RESA DEI CONTI. AD ATENE BRUCIA LA DEMOCRAZIA</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 06:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>volanterossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lacrimogeni sono la risposta poliziesca ai lanci di molotov dei manifestanti, in cui non c&#8217;è alcuna frattura rispetto alle pratiche da mettere in campo. Gruppi di incappucciati vengono applauditi dalla folla che riempie piazza Syntagma e le vie ad essa &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/la-resa-dei-conti-ad-atene-brucia-la-democrazia/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.senzasoste.it/images/stories/greciainfiamme.jpg" alt="greciainfiamme" width="300" height="214" />Lacrimogeni sono la risposta poliziesca ai lanci di molotov dei manifestanti, in cui non c&#8217;è alcuna frattura rispetto alle pratiche da mettere in campo. Gruppi di incappucciati vengono applauditi dalla folla che riempie piazza <strong>Syntagma</strong> e le vie ad essa adiacenti, mentre le stime parlano di fino a <strong>200.000 </strong>persone che potrebbero radunarsi fuori dal Parlamento per reclamare che il piano della Troika venga respinto. Attualmente i numeri parlano di almeno 50.000 persone nelle strade del centro cittadino, presumibile a questo punto che gli scontri continuino ad oltranza, fino al voto di un <strong>Parlamento</strong> già circondato dalla folla inferocita.</p>
<p>Nonostante tutto il centro città sia pieno di manifestanti (sono state chiuse anche le stazioni metro per impedire alla gente di raggiungere Syntagma), l&#8217;obiettivo dei <strong>manifestanti</strong> è infatti impedire che il Parlamento possa approvare un <strong>piano</strong> che metterebbe definitivamente in ginocchio il paese, a costo di doverci entrare e di dover resistere fino alla fine, fino al blocco delle misure di <strong>austerity</strong>.</p>
<p>Anche se questo è difficile che possa succedere, visto il sostegno accordato dai partiti Pasok e Nea Democratia al governo <strong>Papademos</strong>; nei giorni scorsi si sono dimessi i 4 ministri del Laos (partito di estrema destra) e uno dei socialisti, ma questo non dovrebbe comunque avere risultati importanti riguardo all&#8217;adozione del piano da parte dell&#8217;assemblea legislativa greca; sembra più che altro una mossa da parte del <strong>Laos</strong> stesso per guadagnare consensi all&#8217;interno dell&#8217;elettorato di centro-destra greco.</p>
<p>Papademos ha detto ieri in tv che il piano è vitale per il rilancio della <strong>Grecia</strong>, ma ormai la percezione del paese è quella di ascoltare un <strong>disco rotto</strong>, che ripete sempre le stesse cose mentre non cambia mai niente se non in peggio.</p>
<p>Le voci raccolte dalle persone in piazze, persone che rappresentano diversissimi tipi sociali, dall&#8217;insegnante di matematica al pensionato, dallo studente universitario alla sindacalista, parlano tutte lo stesso linguaggio: si sottolinea la <strong>distanza vergognosa tra la rappresentanza politica e la cittadinanza</strong>, distanza mantenuta manu militari da quelle forze dell&#8217;ordine che in 6000 unità stanno presidiando il centro di Atene e che ormai sono visti dalla popolazione come coloro che difendono le manovre assassine dell&#8217;<strong>1%</strong> riunito in Parlamento.</p>
<p>Dopo 3 anni di durissime lotte, scioperi e scontri di piazza contro le politiche della finanza internazionale imposte violentemente al popolo greco sembra che la <strong>percezione</strong> diffusa è che, a meno di un fortunato colpo di mano dei manifestanti, difficilmente la tenacissima battaglia in corso in piazza Syntagma possa ottenere un risultato positivo nel quadro delle rivendicazioni del movimento.</p>
<p>L&#8217;impressione è che si stia arrivando ad una prima <strong>resa dei conti</strong> nelle soggettività e delle parti coinvolte nello scontro. <strong>Da una parte la democrazia liberale</strong>, o meglio la prassi e la cultura della rappresentanza politica sembra essere in via di frantumazione incalzata dalla BCE e dall&#8217;FMI, mentre <strong>dall&#8217;altra la prospettiva di lotta tutta concentrata sulla forma della resistenza</strong> sembra mostrare l&#8217;esaurimento della sua energia politica a fronte degli attacchi degli interessi finanziari.</p>
<p><em>Quali processi organizzativi di parte possono essere all&#8217;altezza dell&#8217;attacco e delle generosa disponibilità del proletariato greco a battersi contro l&#8217;ingiustizia globale? Proprio oggi che in Grecia la parola democrazia è stata gettata dalle elites nel fango, come è prassi secolare ogni volta che ne hanno bisogno, la riappropriazione di forme organizzative di massa e antagoniste contro la crisi è urgenza difficilmente eludibile&#8230;</em></p>
<p><em><strong>tratto da <a href="http://www.infoaut.org/">www.infoaut.org</a></strong></em></p>
<p><em><strong>12 febbraio 2012</strong><br />
</em></p>
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		<title>TRASLOCO IN CORSO&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 05:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>volanterossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ben si vede dal titolo, oggi la rubrica domenicale non si terrà perchè ho bisogno di fare una comunicazione e chiedere suggerimenti. Siamo prossimi a confluire nel blog precariunited di cui costituiremo una sezione assolutamente autonoma e che uscirà &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/trasloco-in-corso/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ben si vede dal titolo, oggi la rubrica domenicale non si terrà perchè ho bisogno di fare una comunicazione e chiedere suggerimenti.</p>
<p>Siamo prossimi a confluire nel blog precariunited di cui costituiremo una sezione assolutamente autonoma e che uscirà la domenica (col magazine), il martedì e il venerdì, come annunciato da loro di concerto con me.</p>
<p>Mancano alcuni tempi tecnici, ma nel giro di una settimana al massimo credo che saremo pronti, e in ogni caso l&#8217;inizio della collaborazione verrà segnalata qui con il link di rimando,</p>
<p>Quello che voglio chiedere a quante più persone possibile, perchè poi un blog vive se è partecipato nei commenti è questo: preferite diminuire i post e uscire ogni tre giorni circa o vogliamo mantenere lo stesso ritmo uscendo qua nei giorni in cui precariunited pubblica altre sezioni e rimandando col link nei giorni in cui usciremo là?</p>
<p>Faccio presente che per me la questione, finchè ho tempo, è indifferente e quindi lascio a voi la parola, ringraziando anticipatamente per suggerimenti e partecipazione.</p>
<p>Chiudo invitando alla lettura del blog precariunited, precariunited che come gruppo si è reso venerdì attore di un&#8217;intelligente protesta&#8230;ma, appunto, non aggiungo nulla perchè trovate tutto là!</p>
<p><a href="http://www.precariunited.blogspot.com">www.precariunited.blogspot.com</a></p>
<p><img class="aligncenter" 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		<title>I PERVERSI MECCANISMI DI AGGIUSTAMENTO MACROECONOMICI</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 05:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>volanterossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  COME TUTTI GLI ARTICOLI DI ECONOMIA, QUESTO POST RICHIEDE UNA LETTURA ATTENTA E RAGIONATA, PER CUI IL POST RIMARRA&#8217; ANCHE DOMANI. &#160; da  http://www.senzasoste.it/internazionale/i-perversi-meccanismi-di-aggiustamento-macroeconomici   I perversi Meccanismi di Aggiustamento macroeconomici Mercoledì 08 Febbraio 2012 09:59     Il &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/i-perversi-meccanismi-di-aggiustamento-macroeconomici/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="jasdl-subnavitem200"> </p>
<p id="jasdl-subnavitem119">COME TUTTI GLI ARTICOLI DI ECONOMIA, QUESTO POST RICHIEDE UNA LETTURA ATTENTA E RAGIONATA, PER CUI IL POST RIMARRA&#8217; ANCHE DOMANI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da  <a href="http://www.senzasoste.it/internazionale/i-perversi-meccanismi-di-aggiustamento-macroeconomici">http://www.senzasoste.it/internazionale/i-perversi-meccanismi-di-aggiustamento-macroeconomici</a></p>
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<p><img id="il_fi" src="http://cronachemarziane.myblog.it/media/00/00/346866296.jpg" alt="" width="361" height="336" /></p>
<p>Il funzionamento della macroeconomia non è cosa da raccontare, meno che mai da illustrare nei dettagli ai profani. La storia del capitalismo ha specializzato i c.d. meccanismi di aggiustamento macro economici che non appaiono evidenti alle persone, per complessità e impossibilità di esser ricostruiti attraverso le notizie frammentarie riportate dal sistema dell’informazione. Certi meccanismi sono l’architrave del nostro sistema economico finanziario sotto i quali si sono giocati e si giocano i rapporti di forza tra le agenzie internazionali multilaterali della finanza e i soggetti economici privati che gestiscono enormi patrimoni finanziari. Enormi significa che le loro fonti finanziarie sono i fiumi di liquidità che le banche commerciali e le assicurazioni ad esse legate riescono ad aggiudicarsi attraverso la raccolta dei depositi, del risparmio e dalle polizze di ogni genere.</p>
<p>Un compito veramente difficile è indagare sui rapporti tra sistema pubblico e privato all’interno dei settori della finanza internazionale. Come le agenzie multilaterali insieme alle Banche Centrali si districhino di fronte ai comportamenti dei soggetti privati che sempre di più hanno dei comportamenti sui mercati finanziari che arrivano a creare interferenze nelle economie di Stati “indipendenti”. Un sistema di rapporti molto complesso in quanto i Governi dei singoli paesi sono il frutto di elezioni in contesti democratici artificiali dove i candidati sono inseriti nel sistema dei media a pagamento. Quindi il contesto che vogliamo analizzare è fatto da agenzie multilaterali, banche centrali, governi e operatori privati nella forma di intermediari finanziari. Già si capisce che questo mondo è su un livello diverso da quello che noi conosciamo, fatto di persone che piangono e ridono, fatto di emozioni e di reazioni. Quel mondo potrebbe fare senza di noi poiché le masse finanziarie tali e tante potrebbero essere chiuse in un insieme patrimoniale a se stante da garantire a coloro che hanno interessi di continuare ad operare e dunque vivere per lungo tempo. Ma nell’attuale ci sono ancora delle connessioni tra il nostro mondo e loro soprattutto legato alle necessità primarie come è l’acqua, l’energia e il bisogno di non far perdere il valore ai micro patrimoni personali o familiari espressi secondo una propensione al risparmio sempre in attività.</p>
<p>Da quando l’economia generale si è informatizzata gli attori dei meccanismi di funzionamento si sono specializzati nel loro lavoro quindi nei propri ruoli e mentre Murdoch disegnava con colori forti l’immaginario della sazietà di cui le menti potevano iniziare a nutrirsi conoscendo bene la voracità e la voglia di soddisfare i propri bisogni dell’<em>homo sapiens sapiens, </em>loro marciavano ad un 30% annuo di crescita media dei flussi che arrivavano a farsi gestire sui mercati finanziari. I flussi sono costituiti da moneta e credito che appunto con l’IT (la telematica) raccorciandosi i tempi hanno accelerato la loro vorticosità diventando delle masse non gestibili dalle autorità finanziarie pubbliche. L’euro nasce per difendere le economie nazionali europee da queste turbolenze. Nel pieno del turbocapitalismo costruire una moneta forte significava volersi assicurare una leva in più nella gestione dei meccanismi di funzionamento. La moneta forte ha l’ambizione di essere stabile e lo diviene se le economie nazionali che la sostengono sono solide ossia hanno soprattutto un buon funzionamento della parte corrente delle proprie Bilance dei Pagamenti, una spiccata capacità di attirare Investimenti Diretti e di Portafoglio e un livello patrimoniale certo assicurato in riserve. Perché ci sia questa forza occorre che l’economia reale fatta di aziende e lavoratori non crei cattivi funzionamenti della parte corrente del bilancio. I cattivi funzionamenti possono dipendere da alterazioni di qualità economico &#8211; finanziaria quali l’inflazione preso come indicatore principe del reale stato del funzionamento dell’economia nazionale e certe categorie di norme dell’ordinamento giuridico interno al paese relative al diritto del lavoro, sanità e tutela ambientale.</p>
<p>Non partiamo dalla funzione craxiana nell’avviamento del processo, iniziamo a ricostruire da Ciampi in poi saltando i primi dieci anni di crescita dei flussi in entrata sui mercati finanziari. Partendo da Ciampi e tenendo sempre sott’occhio il governo delle economie a sostegno delle altre monete forti nonché delle famose aree monetarie quindi Stati Uniti e Cina in testa alle quali si affiancano decine di paesi che non elenchiamo per brevità, possiamo comprendere le fondamenta su cui si è andati a costruire la moneta forte europea. L’euro è entrato sullo scenario globale seguito da un forte apprezzamento da parte di tutti quei soggetti economici che hanno iniziato a voler esser pagati con essa piuttosto che con il dollaro. La misura di questo utilizzo si è avuta con il suo apprezzamento inteso nel senso economico del termine secondo quella semplice regola della domanda e dell’offerta che arriva a segnare il corso di una moneta così come ogni altro bene. Oggi che l’Europa rende pubbliche le sue difficoltà l’euro dimostra meno la sua capacità di stabilità di cambio poiché i soggetti economici dell’economia reale lo desiderano meno per farsi pagare e di conseguenza per pagare, infatti si sta deprezzando.</p>
<p>Con questo tentativo di descrivere quello che ho definito l’architrave del capitalismo odierno ho voluto predisporre una base, un riferimento, la codifica di una realtà complessa impossibile da ricostruire assumendo un atteggiamento induttivo. Chiunque viva “onestamente” la propria vita nella dedizione e nella correttezza degli atteggiamenti non potrà mai ricostruire il percorso che fa anche un solo euro che gira attorno a se, semplicemente non riuscirebbe a crederci. Questo non deve scoraggiare la persona comune ma anzi deve cercare di spronare alla comprensione di un sistema che contempla sempre meno l’individuo come produttore di storia. Il singolo all’interno di un gruppo e il gruppo stesso sono funzionali all’aggiustamento, sono una pre-condizione sempre meno importante per reggere l’architrave che si va autonomizzando alimentandosi di flussi interni ai mercati finanziari e non più provenienti dall’economia reale. Ripeto che ciò è avvenuto grazie all’IT altrimenti eravamo ancora come 60 anni fa magari con un <em>boom </em>economico decisamente ridotto ma non in una crisi del genere.</p>
<p>Si spiega così il perché del Governo Monti. Ricordate tutti quando Rambo in fuga creava così tanti problemi da scomodare il Colonnello Trautman  che appena arrivato al paesello dichiara di esser venuto a prendere il proprio ragazzo. Ecco Berlusconi paragonatelo al comandate ciccione e gretto della polizia locale e Monti al Colonnello Trautman. Monti è venuto per curare quei difetti di funzionamento che riguardano la parte corrente della nostra bilancia dei pagamenti e le norme che costituiscono rigidità. Il termine flessibilità che da anni è stato accostato al lavoro inteso come variabile macro economica non è altro che l’opposto delle rigidità normative. I contratti di lavoro saranno un capitolo importante da sistemare affinché cadano ancora le retribuzioni reali da lavoro dipendente già avviate nei settori privati dopo il rompighiaccio svizzero Marchionne e da avviare nei settori dei dipendenti pubblici (compreso i militari che non si salveranno). Il pernicioso articolo 18 che permette al giudice del lavoro di intervenire nei rapporti tra principale e agente è superato dai fatti per cui sarà una modifica al margine.</p>
<p>Viene spontanea la domanda del perché è necessaria una caduta del valore reale dei redditi da lavoro e di quelli autonomi messi sotto la pressione delle liberalizzazioni che pian piano andranno a regime.</p>
<p>Da una parte si darà una spinta alla competitività delle merci prodotte in Italia, dall’altra si calmiera la crescita dell’inflazione da domanda da parte di coloro che guadagnando in Italia vogliono consumare i beni da cui traggono soddisfazione. Se esistesse una tale componente significherebbe che la domanda avrebbe un livello di occupazione che non è quello di oggi. Attualmente non esiste un eccesso di domanda da parte della popolazione registrata appunto disoccupazione, calo del valore reale dei redditi da lavoro e Patti di Stabilità come vincolo alle spese degli Enti Territoriali. Oggi esiste un’altra cosa che non è mai esistita nell’economia reale, quella prima di Ciampi e Craxi: i beni di prima necessità sono divenuti moneta forte sui mercati finanziari. Nei contratti tra intermediari le quantità di beni come il mais, il grano, la benzina e a breve anche l’acqua sono gli elementi di scambio per cui si apprezzano e si deprezzano per quella solita stupida regola della domanda e dell’offerta gestita nella dimensione temporale della telematica. Questa pressione sui prezzi si fa sentire nei bilanci familiari e delle piccole e medie realtà produttive che pagano di più sia al venditore che allo Stato il quale introita percentualmente su ogni base imponibile.</p>
<p>I mercati finanziari che si nutrono della liquidità generale schiacciano l’economia reale fatta di bilanci e piccoli e medi soggetti produttivi. I grandi intermediari e i grandi soggetti produttivi sono compenetrati e viaggiano su un’altra dimensione a tal punto il loro potere è tale che i Governi non potrebbero ritagliarsi autonomie. Se ci mettiamo che i Governi sono il frutto di campagne elettorali sponsorizzate a livello internazionale possiamo assumere un punto di vista inedito, in vantaggio rispetto a coloro che si rassegnano ai disagi di un destino che non ha responsabili.</p>
<p>Potremmo leggere tutti i movimenti del Governo Monti dalle questioni tecniche alla persuasione operata nei confronti dei cittadini utilizzando battute che introducono nelle menti dei nuovi concetti di mobilità e di competitività a cui non siamo abituati. Le battute rilasciate in tv da Monti e i suoi Ministri non sono state fatte a caso ma fanno parte di un protocollo che deve essere tutto messo in atto. Questa è la democrazia in cui viviamo nell’anno 2012.</p>
<p><strong><em>per Senza Soste, Jack RR</em></strong></p>
<p><em><strong>8 febbraio 2012</strong><br />
</em></p>
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		<title>FRANCIA. PERCHE&#8217; LE CLASSI POPOLARI VOTANO LE PEN</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 05:38:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perché le classi popolari votano Marine Le Pen &#160; Christophe Guilluy, ricercatore di geografia sociale, disegna il nuovo atlante del Paese in vista delle prossime elezioni presidenziali François Hollande e Nicolas Sarkozy si rivolgono all&#8217;élite delle grandi città mascherando un &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/francia-perche-le-classi-popolari-votano-le-pen/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="titolo_articolo"><strong>Perché le classi popolari votano Marine Le Pen</strong></div>
<p>&nbsp;</p>
<div><img src="http://senzasoste.it/images/stories/le_pen_marine_sondaggi.jpg" alt="le_pen_marine_sondaggi" width="300" height="234" /><em>Christophe Guilluy, ricercatore di geografia sociale, disegna il nuovo atlante del Paese in vista delle prossime elezioni presidenziali François Hollande e Nicolas Sarkozy si rivolgono all&#8217;élite delle grandi città mascherando un reale imbarazzo nei confronti dei nuovi emarginati</em></div>
<p>I due principali candidati alle presidenziali francesi, il socialista François Hollande e Nicolas Sarkozy, che non ha ancora ufficializzato la sua partecipazione alla corsa all&#8217;Eliseo del 22 aprile e 6 maggio, si scontrano sulle «classi medie» e si accusano a vicenda di non volerle proteggere. I due principali candidati mascherano, con l&#8217;espressione «classi medie», che il sociologo Louis Chauvel descrive «alla deriva», un reale imbarazzo nei confronti della classi popolari.<br />
Sarkozy, che nel 2007 aveva vinto grazie al voto di operai e impiegati, convincendoli con la promessa di un aumento del potere d&#8217;acquisto grazie al «lavorare di più per guadagnare di più», ha ormai consumato il divorzio con questa parte della popolazione. Dice Jérôme Fourquet dell&#8217;istituto di sondaggi Ifop: «Oggi, soltanto il 10% degli operai sarebbe pronto a votare Sarkozy al primo turno e tra il 30 e il 35% al secondo, contro il 50% del 2007».<br />
Il Ps, secondo l&#8217;economista Bruno Amable, dalla svolta del rigore dell&#8217;83, ha girato le spalle alle classi popolari: «La scelta di abbandonare una politica di rilancio contro la disoccupazione a vantaggio della deflazione competitiva non è stata solo l&#8217;espressione del vincolo esterno o della volontà di restare in Europa. È stata una scelta politica che ha privilegiato le attese delle classi medie e superiori a detrimento di quelle delle classi popolari». Oggi, i sondaggi indicano che le intenzioni di voto degli operai sono al 40% per Marine Le Pen, seguite da Hollande al 35%. Sarkozy sarebbe alla pari con il candidato del Front de Gauche, Jean-Luc Mélénchon, per attirare il 10% del voto delle classi popolari.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come è cambiata la situazione della società francese negli ultimi anni? Come ha influito la mondializzazione, in un paese che nel 2005 aveva stupito l&#8217;Europa votando «no» al Trattato costituzionale europeo, affossato da quel rifiuto (che si era aggiunto al «no» olandese)? Lo abbiamo chiesto al ricercatore di geografia sociale Christophe Guilluy, autore, tra l&#8217;altro, dell&#8217;Atlas des nouvelles fractures sociales en France (Autrement, 2004) e di Fractures françaises (Bourin, 2010).<br />
</strong>L&#8217;organizzazione sociale del XXI secolo, che vediamo in Francia, ma anche in altri paesi, Usa compresi, ci mette di fronte a grandi città mondializzate, aperte, che accolgono dall&#8217;alto la ricchezza e dal basso l&#8217;immigrazione. Da una quindicina di anni c&#8217;è stato un rinnovamento della sociologia delle grandi metropoli, che votano per i socialisti o per i Verdi. Questa situazione pone la questione sul cosa sia la sinistra oggi e ci mostra il divorzio tra sinistra e classe operaia, classi popolari. Si tratta di un divorzio geografico e culturale. La sinistra è universalista, aperta al mondo, ha dimenticato la questione sociale: questo ha favorito che fosse mangiata dalla logica neoliberista. È uno choc culturale gigantesco rispetto al passato. La questione sociale è stata dimenticata e sostituita dai dibattiti di società. C&#8217;è una dimensione geografica: la sinistra non è più in contatto con le classi popolari. Mélenchon, certo, riporta nel discorso politico la questione sociale, ma lo fa con una visione che era quella del Pcf degli anni &#8217;70, come se in trent&#8217;anni non fosse successo nulla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>È la mondializzazione che ha cambiato tutto, nel senso che le classi popolari sono le perdenti di questa trasformazione, con le delocalizzazioni e la disoccupazione, mentre l&#8217;élite delle grandi città ha solo i vantaggi di questo mondo dove tutto è a portata di mano?<br />
</strong>Dopo vent&#8217;anni di mondializzazione, la divisione dominante non è più destra/sinistra, ma tra classi popolari e classi dominanti. Non c&#8217;è la stessa percezione culturale della mondializzazione. Gli abitanti delle grandi città che votano a sinistra, anche se nei discorsi non lo dicono, erigono di fatto delle barriere, delle frontiere culturali: lo si vede nella scelta delle scuole per i figli, dei condomini dove abitare. Gli operai non hanno i mezzi per erigere queste frontiere e chiedono allo stato di farlo. La gente, confusa dalla perturbazione dell&#8217;identità, ha bisogno di ritrovarsi. Tutti pensano del resto che l&#8217;identità sia importante, che i valori siano importanti. Ma in alto si sa cosa non si deve dire. Vengono fatti discorsi moralizzatori a sinistra su coloro che sono confusi dal multiculturalismo, ma questa è più una questione sociale che filosofica: la percezione de multiculturalismo è diversa se si guadagnano 800 o 10mile euro al mese. Da vent&#8217;anni, le classi popolari votano più o meno uguale, No all&#8217;Europa di Maastricht, Le Pen nel 2002, Sarkozy nel 2007, oggi Marine Le Pen, e dicono sempre la stessa cosa, servendosi dei partiti. Negli anni &#8217;80, il Fronte nazionale era liberista, era votato dalla vecchia borghesia cattolica, quando negli anni &#8217;90 gli operai hanno cominciato a votarlo non appartenevano alla sua cultura che non aveva nulla a che vedere con la lotta di classe. Poi il Fn ha adattato il discorso, così come la sinistra adatta il discorso al suo elettorato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ma i due partiti dominanti, Ump e Ps, si rivolgono soprattutto alle classi medie. Come mai?<br />
</strong>È un concetto legato al periodo dei Trenta gloriosi, quando nel momento della crescita sociale tutti erano destinati a diventare classe media. A ciascun periodo di mutazione economica corrisponde un paesaggio sociale e una classe sociale. Dopo il periodo della Francia rurale, con i contadini al centro, fece seguito quello della rivoluzione industriale, con la classe operaia, i quartieri operai e il Pcf. Nei trenta gloriosi emerge la classe media, che abita nei pavillon, nelle villette, creando un paesaggio urbano diffuso. Dalla fine degli anni &#8217;80 emergono i quartieri etnici, i ghetti che si contrappongono ai pavillon delle classi medie. Oggi, dopo vent&#8217;anni di mondializzazione, c&#8217;è stata una ricomposizione del territorio. Le classi medie sono esplose. Le classi popolari sono composte non solo da operai, ma anche da impiegati, dal terziario, dai precari: rappresentano il 60% della popolazione. I grandi partiti hanno capito che queste categorie soffrono enormemente a causa della mondializzazione, ne sono i perdenti. Hanno bassi salari, sono precari, vivono in territori non ben definiti, sono stati cacciati dalle grandi città, vivono ai margini delle zone dove si produce ricchezza, a differenza degli operai di una volta. Vivono una una no man&#8217;s land culturale e non è un caso se emergono qui i partiti populisti. Da vent&#8217;anni le classi popolari hanno un&#8217;immagine culturale deteriorata, svalorizzata. Si tratta della Francia periferica, sia dal punto di vista della logica geografica che culturale. In queste zone vivono molti giovani, ma nessuno li vede: secondo un sondaggio Ifop, il 28% di questi giovani tra i 18 e i 24 anni vota Fronte nazionale. Questo vuol dire che, mentre lo zoccolo elettorale dell&#8217;Ump sono i pensionati, del Ps i funzionari, la popolazione attiva lo è del Fronte nazionale. È un immenso problema.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La sinistra, il Ps in particolare, come mai ha voltato le spalle alle classi popolari?<br />
</strong>Negli anni &#8217;80, la sinistra è andata verso il liberismo. Ha abbandonato la questione sociale, sostituendola con l&#8217;antirazzismo. Il Pcf è scomparso, è rimasto il Ps che è sempre stato borghese e ha scelto delle tematiche che potenzialmente possono venire difese anche dalla destra, le questioni di società, la scelta della bicicletta invece dell&#8217;auto ecc..</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lei parla di Francia divisa in tre: città mondializzate, Francia di provincia e banlieues. Come si situano oggi le banlieues, dove vive una parte della classe popolare?<br />
</strong>La figura dell&#8217;immigrato ha sostituito a sinistra la figura dell&#8217;operaio. Ma la maggior parte degli operai in Francia non sono immigrati. La carta della povertà ci rivela che l&#8217;80% dei poveri non vivono nelle banlieues, ma nei pavillon e nelle zone rurali. Le banlieues sono state molto mediatizzate, a causa delle cattiva coscienza coloniale. Le banlieues sono però territori molto mobili, dive si entra e si esce con grande frequenza. Quindi la fotografia che si fa a un momento dato delle banlieues è sempre sfasata: l&#8217;immigrato precario arriva, mentre il francese di origine immigrata se ne va. La disoccupazione resta forte, ma non sono le stesse persone a essere senza lavoro. Chi riesce, e sono in molti, se ne va, diventa classe media. Nelle banlieues si riproduce la storia delle classi popolari, si parte dal basso, una maggioranza ci resta, mentre una minoranza riesce e prende l&#8217;ascensore sociale. Finora, il modello assimilazionista era basato sul fatto che l&#8217;altro diventa sé. In una generazione, italiani, spagnoli ecc. si sono assimilati. Ma, senza dirlo, dagli anni &#8217;80 l&#8217;assimilazione è stata abbandonata. Pensavamo di essere più furbi degli americani o degli inglesi, ma l&#8217;altro è rimasto l&#8217;altro. Siamo entrati in un mondo multiculturale. Ma chi è stato proiettato in questo nuovo mondo senza le istruzioni per l&#8217;uso? Le classi popolari. Ai tempi del Pcf, c&#8217;era un&#8217;integrazione culturale, oggi questo non esiste più e per questo il Fn recupera terreno. Prima, gli immigrati abitavano negli stessi quartieri degli operai francesi, oggi non è più così. L&#8217;immigrazione recente vive nelle grandi città, nelle banlieues, mentre l&#8217;immigrazione anziana e i bianchi non vivono più negli stessi luoghi. Hanno subito uno choc culturale enorme, quando sono diventati minoranza sul loro territorio. C&#8217;è un effetto-specchio, tra la rivendicazione identitaria dei giovani di origine immigrata e quella dei giovani bianchi di estrazione popolare. C&#8217;è un comportamento razionale delle classi popolari, rispetto a quello che hanno vissuto negli ultimi vent&#8217;anni, non bisogna disprezzarle. Ho l&#8217;impressione che i grandi partiti, che si limitano a fare proposte tecniche, tendano a fare in modo che le classi popolari non votino più neppure alla presidenziale. Del resto, già disertano le urne per gli altri appuntamenti elettorali.</p>
<p><em><strong>Anna Maria Merlo</strong></em></p>
<p><em><strong>tratto da Il Manifesto del 2 febbraio 2012</strong></em></p>
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		<title>LA SPIRITUALITA&#8217; DI FIDEL E LA POCHEZZA DI REPUBBLICA</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 05:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>volanterossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da  http://www.senzasoste.it/media-e-potere/la-spiritualita-di-fidel-e-la-pochezza-de-la-repubblica#.Ty11IdyPotE.facebook   La Repubblica ci “riprova”. Stavolta giggioneggia sulla presunta conversione di Fidel Castro alla religione cattolica alla vigilia del viaggio del Papa a Cuba. Ma le fonti sono inattendibili. “Fidel Castro è un portatore di spiritualità che non &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/760/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p><strong></strong> </p>
<p><strong>La Repubblica ci “riprova”. Stavolta giggioneggia sulla presunta conversione di Fidel Castro alla religione cattolica alla vigilia del viaggio del Papa a Cuba. Ma le fonti sono inattendibili. “Fidel Castro è un portatore di spiritualità che non va confusa con la religione” afferma il prof. Luciano Vasapollo che ha incontrato sia Fidel Castro che Papa Ratzinger. </strong><!-- Item fulltext --></p>
<p><img src="http://www.senzasoste.it/images/stories/fidel_intervista.jpg" alt="fidel_intervista" width="280" height="384" />E&#8217; quasi un tic nervoso quello de <em>La Repubblica</em>. Periodicamente sul quotidiano “liberal” escono articoli su Cuba che fanno disinformazione sofisticata e magari cercano anche lo scandalo. Oggi è il turno di una intera pagina, annunciata già dalla prima, in cui Marco Ansaldo e il noto “esperto” di Cuba Omero CIAi giggioneggiano su una presunta conversione di Fidel Castro alla religione cattolica. Un articolo fondato su poco o nulla ma che alla vigilia del viaggio del Papa a Cuba, prevista per marzo, dovrebbe suscitare un qualche interesse. Le fonti citate da La Repubblica a sostegno dei propri articoli sono Alina Castro, la figlia di Fidel che vive però a Miami, non vede e non sente il padre da moltissimi anni e si presta a tutte le operazioni politiche e mediatiche contro Cuba. Chi scrive l&#8217;ha affrontata anni fa in un dibattito televisivo su Sky, ricavandone una pessima impressione. I rappporti tra padri e figli sono una sfera molto particolare e molto privati, ma quando vengono usati per finalità politiche, i risultati sono piuttosto penosi. Detto in soldoni: Alina Castro è la persona meno indicata e meno informata per conoscere il pensiero del padre. L&#8217;altra fonte evocata, ma non citata, da La Repubblica è il Vaticano, un luogo dove la discrezione e la riservatezza sono elemento fondativo e dove solo vaticanisti assai più esperti di Marco Ansaldo riuscivano a districarsi tra le righe, le parole e soprattutto i silenzi.<br />
Abbiamo chiesto un commento su questa vicenda al prof. Luciano Vasapollo. Docente dell&#8217;Università La Sapienza di Roma, impegnato politicamente da sempre e soprattutto su ciò riguarda la solidarietà con il processo rivoluzionario cubano. Il prof. Vasapollo ha incontrato diverse Fidel Castro e, recentemente insieme al direttore di “Jesus” la rivista dei Paolini, ha incontrato anche Papa Ratzinger consegnandogli una lettera sulla vicenda dei Cinque Cubani ancora prigionieri negli Stati Uniti. Nell&#8217;ultimo anno ha illustrato la storia dei Cinque cubani in diverse conferenze tenutesi in alcune parrocchie della Capitale. Insomma, uno che conosce bene Cuba e la Chiesa Catolica sia “in alto” che in basso.<br />
“Fidel Castro è un portatore di spiritualità che non va confusa con la religione” ci spiega il prof. Vasapollo “Si tratta di un sistema di valori etici che trascendono dalla religiosità”. “Anche io sono ateo ma sono un protatoredi spiritualità, infatti è un errore ritenere che solo la religione possieda il monopolio dei valori etici”.<br />
Ma questa notizia della conversione di Fidel Castro può avere qualche fondamento? “Fidel Castro, l&#8217;ho incontrato diverse volte e posso confermarlo, è un uomo di profonda cultura, ha studiato presso i gesuiti e conosce in modo approfondito la religione, anche quella cattolica, e ne sa distinguere gli elementi positivi da quelli negativi. Per chi vuole conoscere questo aspetto dell&#8217;elaborazione di Fidel Castro, suggerisco di leggere il libro edito anche in italiano “Fidel Castro, la mia fede” pubblicato e ristampato ben tre tre volte dalle edizioni Paoline. Il direttore di Jesus, Mons. Tarsia ha incontrato diverse volte Fidel Castro in preparazione del viaggio di Papa Woytila a Cuba.<br />
Ma perchè proprio adesso La Repubblica si presta a queste operazioni di manipolazione mediatica e culturale verso Fidel Castro? “Ogni volta che un Papa va a Cuba si aprono polemiche di questo tipo che cercano di demonizzare Cuba anche quando non c&#8217;è motivo. Il governo cubano ha avuto sempre grande rispetto per le religioni, inclusa quella cattolica che è maggioritaria – ma non esclusiva – tra i credenti a Cuba” spiega il prof. Vasapollo “Personalmente ho incontrato decine di comunisti e compagni cubani che sono cristiani, alcuni cattolici, altri protestanti o battisti, metodisti etc.”. Una constatazione, quella del prof. Vasapollo, che possiamo confermare avendo incontrato in Italia e a Cuba anche gli esponenti del Cec (il Consiglio Ecumenico di Cuba) che coordina le varie chiese nell&#8217;isola, tra essi molti , oltre a straordinarie personalità come il reverendo e teologo Raul Suarez,  sono anche militanti o iscritti al partito comunista.<br />
Secondo te quali aspettative ci sono sul prossimo viaggio del Papa a Cuba? “Recentemente Raul Castro ha ribadito che “attendiamo con grande rispetto e felicità il Papa a Cuba, come capo di stato e come capo della comunità cattolica”. Secondo il prof. Vasapollo il viaggio di Papa Ratzinger “rafforzerà le relazioni tra Cuba e il Vaticano e il popolo cubano parteciperà con orgoglio aegli eventi previsti per la visita del Pontefice”. Infine, ci tiene a sottolineare il prof. Vasapollo, occorrerebbe maggior cautela e rispetto quando si entra nella sfera privata anche di un personaggio pubblico e storico come Fidel Castro, una accortezza e una qualità che i giornalisti di <em>Repubblica</em> non sembrano dimostrare.</p>
<p><em><strong>Sergio Cararo</strong></em></p>
<p><em><strong>tratto da <a href="http://www.contropiano.org/">www.contropiano.org</a></strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>2 febbraio 2012</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GULAG AMERICA</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>volanterossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da  http://temi.repubblica.it/micromega-online/gulag-america/ &#160; Gulag America    di Giuliano Santoro Mentre state leggendo queste righe, negli Stati uniti ci sono 6 milioni di persone soggette a restrizione della libertà personale. È una cifra impressionante, che ha portato Adam Gopnick a scrivere &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/gulag-america/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da  <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/gulag-america/">http://temi.repubblica.it/micromega-online/gulag-america/</a></p>
<p><img id="il_fi" src="http://www.welt.de/multimedia/archive/00765/eng_prisoner_GBS_BM_765155p.jpg" alt="" width="483" height="322" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Gulag America</h2>
<div> </div>
<div>
<div id="info_related"> <em>di <strong>Giuliano Santoro</strong><br />
</em><br />
Mentre state leggendo queste righe, negli Stati uniti ci sono 6 milioni di persone soggette a restrizione della libertà personale. È una cifra impressionante, che ha portato Adam Gopnick a <a href="http://www.newyorker.com/arts/critics/atlarge/2012/01/30/120130crat_atlarge_gopnik">scrivere</a> sulle pagine dell’autorevole <em>New Yorker</em> che nella cosiddetta “Terra dei liberi” ci sono più detenuti “che nell’Unione sovietica dell’Arcipelago Gulag di Stalin al suo apice”.<br />
Così, mentre comincia la lunga campagna elettorale che ci condurrà alle presidenziali d’autunno, il settimanale liberal della Grande Mela pubblica un saggio accurato e impietoso sullo stato della carcerazione di massa negli Stati Uniti. Sullo sfondo, Obama sorride in videochat su YouTube, cercando di far dimenticare le timidezze che hanno segnato il suo primo mandato, e prova ad accreditarsi a sinistra rivendicando la necessità di “tassare di più i ricchi”.L’articolo del <em>New Yorker</em> comincia mettendo in fila alcuni termini di raffronto, per capire le dimensioni e le caratteristiche dell’America imprigionata. La detenzione di massa è cresciuta dopo gli anni Ottanta: prima del 1980, c’erano 220 detenuti ogni 100 mila americani. Il numero delle persone in cella adesso è più che triplicato: ogni 100 mila cittadini, ci sono 731 galeotti. Ogni giorno 50 mila persone, una massa di gente che farebbe il tutto esaurito allo Yankee Stadium, si svegliano in cella d’isolamento. Ogni anno 70 mila detenuti subiscono violenze sessuali. Da venti anni a questa parte, inoltre, la somma che viene investita per le carceri supera di sette volte quella che si spende nella formazione superiore. La relazione tra formazione e detenzione non è casuale: si calcola che la metà degli afroamericani che non ha un diploma in tasca prima o poi finisca in galera.</p>
<p>Il fattore etnico è fondamentale. I milioni di uomini e donne che popolano l’immaginaria città dei detenuti e dei controllati dalla legge, ribattezzata da Gopnick “Lockuptown”, costituiscono la seconda metropoli del paese. È una città, quella delle sbarre e delle manette, dove ancora nonostante il “presidente nero”, vige una qualche forma di apartheid. “La detenzione di massa – scrive Gopnick – ha influenza sulla società contemporanea come avveniva per la schiavitù nel 1850”. Infatti, autorevoli studi dimostrano come il sistema penitenziario americano di oggi sia la continuazione con altri mezzi (neanche tanto diversi) del regime segregazionista.</p>
<p>Se gli afroamericani vengono arrestati in misura sette volte superiore ai cittadini bianchi, dunque, è perché l’America razzista non ha mai smesso di condurre la sua battaglia: travolta dal movimento per i diritti civili degli anni Sessanta e Settanta ha continuato a lavorare sotto traccia. E ad agire di concerto con il perverso sistema delle prigioni private, che producono profitti solo massimizzando il numero dei detenuti e risparmiando al massimo sul loro reinserimento. Inutile dire che le lobby della detenzione privata oliano il meccanismo diabolico che Gopnick descrive con spietata sincerità parafrasando Brecht: si tratta di “un’impresa capitalistica che si nutre dell’uomo cercando di impedire che si faccia qualcosa per impedire quella miseria”. È un modello inquietante quello della “galera for profit”, che si vorrebbe importare anche nel nostro paese, con la scusa delle “liberalizzazioni” di Monti.</p>
<p>Quanto agli Stati Uniti, la sintesi viene dalla giurista, laurea a Stanford e cattedra in Ohio, Michelle Alexander: “Il sistema di incarcerazione di massa afroamericano lavora per incatenare gli afroamericani in gabbie reali e virtuali”. Insomma, sarebbe ora che Obama si scrolli davvero di dosso quella che Paul Krugman tempo fa ha definito efficacemente la “sindrome di Anzio”: dopo essere sbarcato, non dovrebbe indugiare sul bagnasciuga.</p>
<p><em>(31 gennaio 2012)</em></p>
</div>
</div>
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		<title>MANTOVA. SFRUTTATI AL GELO E LICENZIATI.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 07:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>volanterossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  DAL COMPAGNO PASQUALE RICEVO E PUBBLICO  da http://www.cadoinpiedi.it/2012/02/03/mantova_al_lavoro_12_ore_sottozero_gli_operai_protestano_e_vengono_licenziati.html Turni estenuanti di 12 ore in gelide celle frigorifere dove la temperatura è di -20°. Il giorno che hanno provato a lamentarsi, l&#8217;azienda ha risposto con un licenziamento. E&#8217; successo a &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/mantova-sfruttati-al-gelo-e-licenziati/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <br />
DAL COMPAGNO PASQUALE RICEVO E PUBBLICO</p>
<p> da <a href="http://www.cadoinpiedi.it/2012/02/03/mantova_al_lavoro_12_ore_sottozero_gli_operai_protestano_e_vengono_licenziati.html">http://www.cadoinpiedi.it/2012/02/03/mantova_al_lavoro_12_ore_sottozero_gli_operai_protestano_e_vengono_licenziati.html</a></p>
<div id="alignpost">
<div id="353648">
<div id="testopostentry"><!-- Nessun video, solo immagine --></p>
<div><img title="Denunciano alcune irregolarità nelle condizioni di lavoro e nelle buste paga. L'azienda risponde dando loro il ben servito " src="http://www.cadoinpiedi.it/img/Celle-frigorifere.jpg" alt="Denunciano alcune irregolarità nelle condizioni di lavoro e nelle buste paga. L'azienda risponde dando loro il ben servito " width="290" height="211" /></div>
<p>Turni estenuanti di <strong>12 ore</strong> in gelide celle frigorifere dove la temperatura è di <strong>-20°</strong>. Il giorno che hanno provato a lamentarsi, l&#8217;azienda ha risposto con un licenziamento.</p>
<p>E&#8217; successo a Mantova, dove <strong>19 lavoratori</strong> rischiano adesso di perdere la loro unica ragione di vita. Il nutrito gruppo di operai, dipendenti di una ditta che commercia cibi surgelati, aveva denunciato delle irregolarità nella busta paga. In un esposto presentato all&#8217;Ispettorato del lavoro si legge che l&#8217;azienda &#8220;<em>costringe i lavoratori sotto la minaccia del licenziamento a velocizzare il lavoro in spregio a ogni norma sulla sicurezza&#8230; e impone ai propri soci lavoratori turni di 12 ore giornaliere con temperatura di 25 gradi sottozero e con dispositivi di protezione logorati o deteriorati</em>&#8220;.</p>
<p>Gli stessi lavoratori si erano poi rivolti alla Guardia di Finanza per denuncaire che solo una parte del loro compenso (circa 900 euro mensili, pari a circa 130 ore di lavoro) compariva regolarmente in busta paga; il resto veniva pagato in nero.</p>
<p>Di fronte a queste denunce l&#8217;azienda ha deciso di darci un taglio, dando il ben servito ai 19 dipendenti e rifiutandosi, fino a oggi, di intavolare qualunque trattativa. &#8220;<em>La storia di queste persone</em> &#8211; sottolinea Aldo Menini, segretario della Cisl di Mantova &#8211; <em>la dice lunga su quanto oggi sia schizofrenico il mondo del lavoro. Va bene la flessibilità, ma questo episodio dimostra che siamo in certo frangenti di fronte a forme di liberismo selvaggio. L&#8217;introduzione di qualche norma in più non guasterebbe affatto</em>&#8220;.</p>
</div>
</div>
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		<title>SUNDAY MAGAZINE</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 04:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>volanterossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  &#160; &#8220;Il tempo è come un fiocco di neve; scompare mentre cerchiamo di decidere cosa farne.&#8221; (Romano Battaglia) &#160; IL DOLCE di Roberta &#160; È scontato il legame tra il cibo e il sesso, ma io trovo che sia &#8230; <a href="http://volanterossa.altervista.org/sunday-magazine-28/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img id="il_fi" src="http://3.bp.blogspot.com/_1XkigX3ycf4/TPK3MNTiN0I/AAAAAAAAACE/cgu9JNylzck/s1600/neve1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8220;Il tempo è come un fiocco di neve; scompare mentre cerchiamo di decidere cosa farne.&#8221;</em><br />
(Romano Battaglia)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL DOLCE</strong></p>
<p>di Roberta</p>
<p align="center"><img src="http://www.liberaeva.com/1immart/75/ildolce.jpg" alt="" width="369" height="561" border="0" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È scontato il legame tra il cibo e il sesso, ma io trovo che sia il cucinare, non solo il mangiare,<br />
un atto di amore.<br />
Se mangiare è l’atto sessuale, il momento in cui si consuma il piacere e resta l’appagamento, cucinare è il corteggiamento: devi farlo con cura, con rispetto e gratitudine per il cibo che maneggi, devi dosare tutto con delicatezza: basta poco, un pizzico di sale in più, la fiamma troppo alta, una spezia troppo sapida a rovinare tutto.<br />
Devi avere mano e occhio, certo anche delle buone ricette, ma quelle non bastano: se non vedi non tocchi non annusi la tua preparazione non ti appartiene.<br />
Assaggi pensando all’effetto che lo stesso sapore avrà sulle labbra dell’altro, se anche lui lo troverà aspro oppure squisito e vorrà gustarne ancora, cerchi di indovinare che cosa può dargli piacere,<br />
e aggiungi e mescoli ingredienti per avvicinarti ai suoi desideri…</p>
<p>Il più bello è impastare le torte, una piccola magia: dosi gli ingredienti e all’inizio hai solo una massa molle e informe, ma se hai fatto tutto con cura, se hai fatto tutto con passione, la metti nel forno e vedi che lievita, come lievita il desiderio, come si gonfia il dono di un uomo, come si gonfiano i capezzoli e le labbra di una donna…<br />
Guardi attraverso il vetro del forno la pasta che continua a salire, sborda e sembra voglia scoppiare,<br />
e il profumo avvolge l’aria intorno…e come nell’amore non vedi l’ora di addentare e gustare e portare con te quel calore e quella dolcezza, che poi ti resta dentro e ti inebria.</p>
<p>…Così un uomo e una donna preparano il dolce d’amore: con i corpi con gli occhi col cuore.<br />
La cuoca paziente e serena prepara, sceglie dosa e distende, ogni tanto assaggiando sorride; scoccia unge aggiunge e ritira, modella guarnisce e sfarina.<br />
Il cuoco separa e congiunge, batte sbatte frusta e lascia un po’ riposare; copre e accarezza, imburra e spolvera, inforna ed attende.<br />
La torta la servono assieme…<br />
<em><br />
…Preparata così la glassa buttateci dentro le mandorle, mescolate e intonacate il dolce, colle mandorle divise in due parti rifioritelo al di sopra infilandole ritte. … Con la crema riesce un dolce squisito e perciò vi consiglio di provarlo. (Pellegrino Artusi)</em></p>
<p><em></em> </p>
<p><em><img id="il_fi" src="http://www.antiwarsongs.org/img/upl/prima-guerra-mondiale-trincea.jpg" alt="" width="420" height="230" /></em></p>
<p><em>RACCONTO DI ILIC</em></p>
<div>
<p>Quella notte, l’11 gennaio 1878, il termometro era sceso a -15.<br />
Le campagne attorno a Fossano erano bianche di neve, che riluceva diafana sotto la luna al suo ultimo quarto.<br />
Giovanni fu svegliato verso le due di mattina, senza tanti complimenti. La mamma gli sussurrò:<br />
“Barba Bastian a l’è mort ‘n’ura fa, tuca che ‘t’vade a Sant’Antoni a dijlu a magna Ghitin!”. Zio Sebastiano è morto un’ora fa, bisogna che tu vada subito a Sant’Antonio ad avvisare zia Margherita.<br />
Allora non c’erano i telefoni, nè tantomeno computer, automobili e simili diavolerie. Bisognava andare a piedi, e Sant’Antonio Baligio era ad almeno 10 km di distanza. Non si aveva nemmeno tanto riguardo per i bambini, e mio nonno era appena undicenne.<br />
Nessuno di noi manderebbe oggi suo figlio a spasso in piena notte, nel gelo di gennaio, sommariamente vestito, per una simile incombenza. Eppure nonno si mise gli zoccoli di suo padre, imbottiti di un bello strato di paglia, si calcò il cappello di lana sulla testa, si avvolse nella giacca di feltro e si incamminò nel buio, rabbrividendo piu’ di paura che di freddo.<br />
La strada sterrata che usciva dalla cascina si perdeva nel buio, a mala pena riconoscibile nei campi immacolati. Nessuna luce, nessuno lungo la strada. Faceva tanto freddo e Giovanni stringeva al petto lo scaldino colmo di braci ardenti che sua madre gli aveva dato prima di uscire.<br />
Era già un’ora che camminava, quando, appena dopo una svolta, vide sulla strada, a poche decine di metri, un’ombra scura, immobile. Giovanni era coraggioso ma non sino al punto da rimanere indifferente a quella cosa misteriosa che non riusciva a distinguere e di cui non capiva la natura.<br />
“Ca sia ‘na masca?” Che sia una strega, si disse? Allora i bambini credevano ancora alle streghe.<br />
No, non è possibile, pensò. Neanche le masche vanno in giro per le strade deserte di notte con ‘sto freddo. “A ‘st’ura sì a sun a ciucè ‘l’lait a le vache…” A quest’ora sono nelle stalle a succhiare il latte alle vacche….<br />
“Ca sia ‘n luu?” Sarà mica un lupo!<br />
Allora c’erano ancora i lupi che scendevano nelle campagne cuneesi dalle montagne alla ricerca di cibo.<br />
Battè le mani piu’ volte, e quello niente. Urlò a squarciagola, e quello nemmeno una piega. Allora si fece coraggio e si avvicinò pianin pianino, cercando intanto di capire cos’era l’oggetto misterioso. Quando fu ad un metro alzò il bastone ed assesto un violento colpo alla cosa immobile adagiata sulla neve. Poi, visto che rimaneva inanimata, si chinò e la raccolse.<br />
” ‘N tabar!” Una mantella!<br />
Una bella, ampia, morbida e spessa mantella di lana. Un tabarro da signori, caduto forse da qualche carrozza transitata ore prima sulla strada.<br />
Giovanni si avvolse tutto felice nella mantella, persino troppo ampia e lunga per lui, che era ancora così piccolino.<br />
Giunto a Sant’Antonio fece la sua triste incombenza, bevette avidamente una tazza di brodo che qualcuno pietosamente gli aveva preparato e si incamminò, ormai quasi albeggiava, sulla strada del ritorno.<br />
——————<br />
Giovanni, mio nonno, era nato il 12 maggio 1877, ma ciò non gli risparmiò la prima guerra mondiale. La sua prima figlia, Elena, mia zia, era nata nel 1908, e la seconda, Lucia, mia madrina di battesimo, nel 1911. Ciò nonostante fu chiamato ugualmente al fronte, dragone di cavalleria, e si fece tutta la guerra.<br />
Nel febbraio 1917 ottenne una licenza di pochi giorni ed al rientro da Fossano, mentre già era in procinto di recarsi alla stazione, ricevette da sua cognata un pacco da portare a Giaculin, Giacomo, suo fratello, che si trovava anch’egli al fronte in Friuli. Giaculin però era in fanteria, nelle trincee.<br />
Arrivato a Cividale chiese al suo capitano il permesso per poter raggiungere il fratello e consegnargli il pacco.<br />
Giunto al reggimento di cui faceva parte suo fratello domandò di lui, Giuaculin Ferrero. E si incamminò sul suo imponente cavallo verso la trincea.<br />
“Giaculin, Giaculin, a jè ‘n’ufisial ca ciama ‘d tì!”. Giacomo, Giacomo, c’è un ufficiale che ti cerca, gridavano di camminamento in camminamento i compagni di suo fratello.<br />
Ufficiale lui! Figurarsi. Ma era così alto, imponente, nella sua uniforme di dragone, che i fanti l’avevano scambiato per ufficiale.<br />
Quando vide suo fratello smontò rapido da cavallo e gli corse incontro per abbracciarlo. Ma Giaculin gli gridò immediatamente: “Ausinte nen, su pien ‘d pui”: Non avvicinarti, son pieno di pidocchi.<br />
Si svestì in un battibaleno nel gelo della trincea, si mise completamente nudo e si rivestì con gli abiti inviatigli dalla moglie.<br />
“Aveva così tanti pidocchi” raccontò poi mio nonno, “che i vestiti buttati per terra camminavano da soli”.<br />
Nonno, che era un uomo di cuore, si commosse a vedere suo fratello così poco vestito, con le pezze ai piedi, rabbrividire nel fango e nella neve. Così si tolse il tabarro, il suo bel tabarro marrone che aveva trovato quella notte di tanti anni prima sulla strada di Sant’Antonio e glielo gettò sulle spalle. E per paura che l’altro rifiutasse impennò il cavallo e si dileguò, tornando rapidamente al suo reggimento.<br />
——————<br />
Mia madre nacque nel 1927, il 26 di gennaio, e chiamava “nonu”, nonno, suo padre, perchè egli aveva già cinquant’anni quand’ella venne al mondo. A cinquant’anni allora si era già vecchi.<br />
Nonu non si piegò mai al fascismo, non prese mai la tessera, soprattutto perchè Mussolini era ” ‘n’pajasu”, un pagliaccio. Mia madre lo assistette sino alla sua morte, avvenuta il gorno di S.Giovanni del 1962, nel medesimo letto in cui poi io ho dormito sino a quando sono rimasto in casa e nel quale ancora dormo quando vado a far visita ad i mei genitori.</p>
<p>Il tabarro invece è appeso nel mio armadio, bello, morbido, elegante. Lo accarezzo ogni tanto e me lo metto con orgoglio d’inverno, guardato con curiosità e dileggio dai soliti ragazzotti supponenti ed ignoranti.<br />
Loro non sanno quel che so io.<br />
Loro non sanno che l’amore ed il rispetto si trasmettono nei decenni, nei secoli, anche per mezzo di un oggetto.<br />
Ed io amo molto mio nonno, ne custodisco una foto appesa ad un muro di casa assieme al diploma di puntatore scelto rilasciato dal reggimento di Savigliano dove fece il militare nel 1897. Mi guarda severo con i suoi occhi miti ed i suoi baffi che incorniciano un viso magro e squadrato.<br />
La morte non è che un cambiamento di stato, ed egli vive attraverso il suo mantello e nel ricordo di chi l’ha conosciuto ed amato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img id="il_fi" src="http://2.bp.blogspot.com/-nmdY3CAyEUI/TaxWd8h0VrI/AAAAAAAAAC4/vp4wL2uVnHc/s1600/Il_Vortice_dell_anima.jpg" alt="" width="303" height="366" /></p>
<div>
<p><strong>L’anima </strong><em>(di Transit)</em></p>
<p>L’anima,<br />
sfora caos, rimbombo primordiale risuona.</p>
<p>L’anima,<br />
mandria di bisonti, acciottolate metropoli.</p>
<p>L’anima,<br />
incipit a mano armata, inchiostro di sangue.</p>
<p>L’anima,<br />
viscere del dinosauro, le grida mortali.</p>
<p>L’anima,<br />
cartavelina del sangue, vene a portatore.</p>
<p>L’anima,<br />
goccia spaura, formata e mai caduta,</p>
<p>L’anima,<br />
luna nel pozzo, alta dimora, la carne.</p>
<p>L’anima,<br />
inneva la rosa di maggio.</p>
</div>
</div>
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